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Leggi regionali per la detenzione di fauna autoctona

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Leggi regionali per la detenzione di fauna autoctona


La detenzione di uccelli appartenenti alla fauna autoctona è illegale se non regolarmente autorizzata dagli organi competenti. I regolamenti e le normative sono di competenza di ogni singola regione italiana. Per esempio, la legge italiana vieta la detenzione di esemplari provenienti da cattura. Sono previste sanzioni salatissime per chi infrange la legge ricorrendo alla pratica dell'uccellagione, o al prelievo dei piccoli dai nidi. Oltre alle sanzioni è previsto anche il penale se si supera un certo numero di soggetti. Detenere soggetti di cattura è una pratica ancora in auge con motivazioni molto varie:  per ignoranza della legge: molti non sanno che detenere un uccello di cattura sia una cose "grave" convinzioni immotivate circa maschi di cattura che canterebbero meglio, sarebbero più fecondi e prolifici rispetto quelli allevati.  In realtà molti uccelli di cattura muoiono proprio per l'incapacità di adattarsi alla cattività: cambio di alimentazione, ambiente confinato e stressante, malattie varie….


Le note di seguito riportate sono solo indicative. Per conoscere la globalità delle norme regionali in vigore bisogna rivolgersi agli uffici caccia e pesca della propria città, o presso la sede F.O.I. più vicina.

 

Normative Regionali per la detenzione di fauna autoctona:

REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA

LEGGE REGIONALE N. 56 DEL 19-12-1986

Norme in materia di caccia, di allevamento di selvaggina, di tassidermia, nonché di pesca in acque interne.
BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA N. 129 del 19 dicembre 1986

ARTICOLO 9
Nel Friuli - Venezia Giulia, ferme restando le disposizioni di cui al DPGR 9 aprile 1980, n. 0205/ Presº, le Amministrazioni provinciali provvedono al rilascio delle autorizzazioni relative agli allevamenti di cui all'articolo 19 della legge 27 dicembre 1977, n. 968.
Nell' atto di autorizzazione dovranno essere riportati gli obblighi alla cui osservanza è tenuto l' allevatore con particolare riferimento alle condizioni igienico - sanitarie ed alla tenuta di apposito registro riportante i dati essenziali sull' andamento dell' allevamento.
E' punito con la sanzione pecuniaria amministrativa da lire 20.000 a lire 200.000 per ciascun capo, colui che effettua allevamento di selvaggina senza essere in possesso della prescritta autorizzazione.
La violazione di ogni altro obbligo e prescrizione contenuti nell' autorizzazione è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da lire 10.000 a lire 100.000 per ciascun capo. In caso di recidiva è prevista la revoca dell' autorizzazione, la quale potrà essere rilasciata, previa regolare richiesta, a far data dal compimento del terzo anno dall' avvenuta revoca.

LEGGE 27 DICEMBRE 1977, n. 968 (GU n. 003 del 04/01/1978)
PRINCIPI GENERALI E DISPOSIZIONI PER LA PROTEZIONE E LA TUTELA DELLA FAUNA E LA DISCIPLINA DELLA CACCIA.

ART.18. CATTURA E UTILIZZAZIONE DI ANIMALI A SCOPO SCIENTIFICO O AMATORIALE

LE REGIONI,SENTITO L'ISTITUTO NAZIONALE DI BIOLOGIA DELLA SELVAGGINA,POSSONO ACCORDARE A SCOPO DI STUDIO,SU MOTIVATA RICHIESTA,AL PERSONALE QUALIFICATO DEGLI ISTITUTI O LABORATORI SCIENTIFICI,DEI GIARDINI ZOOLOGICI E DEI PARCHI NATURALI IL PERMESSO DI CATTURARE E UTILIZZARE ESEMPLARI DI DETERMINATE SPECIE DI MAMMIFERI ED UCCELLI E DI PRELEVARE UOVA,NIDI E PICCOLI NATI.

LE REGIONI,SENTITO L'ISTITUTO NAZIONALE DI BIOLOGIA DELLA SELVAGGINA,POSSONO GESTIRE IN PROPRIO O AUTORIZZARE,CON PRECISA REGOLAMENTAZIONE,IMPIANTI ADIBITI ALLA CATTURA ED ALLA CESSIONE PER LA DETENZIONE,ANCHE OLTRE I PERIODI DI CUI ALL' ARTICOLO 11 ,DI SPECIE DI UCCELLI MIGRATORI DA DETERMINARE FRA QUELLE INDICATE ALL'ARTICOLO 11 E DA UTILIZZARE COME RICHIAMI VIVI NELL'ESERCIZIO VENATORIO DEGLI APPOSTAMENTI,NONCHÉ PER FINI AMATORIALI NELLE TRADIZIONALI FIERE E MERCATI.TALI SPECIE POTRANNO ESSERE CATTURATE IN UN NUMERO DI ESEMPLARI LIMITATO E PREVENTIVAMENTE STABILITO PER CIASCUNA DI ESSE.

LE REGIONI POSSONO,INOLTRE,SENTITO L'ISTITUTO NAZIONALE DI BIOLOGIA DELLA SELVAGGINA,AUTORIZZARE,DI VOLTA IN VOLTA,PER SCOPI DI RICERCA SCIENTIFICA,PERSONE APPOSITAMENTE INCARICATE DA ISTITUTI O LABORATORI SCIENTIFICI PUBBLICI O RICONOSCIUTI PER LE ATTIVITÀ DI INANELLAMENTO.

LE REGIONI POSSONO,INFINE,SENTITO L'ISTITUTO NAZIONALE DI BIOLOGIA DELLA SELVAGGINA,AUTORIZZARE PERSONE NOMINATIVAMENTE DETERMINATE A CATTURARE,IN PERIODI PREFISSATI E A CEDERE FALCHI E CIVETTE IN NUMERO PRECEDENTEMENTE STABILITO,PER IL LORO USO NELL'ESERCIZIO VENATORIO.

È FATTO OBBLIGO A CHI UCCIDE,CATTURA O RINVIENE UCCELLI INANELLATI,DI DARNE NOTIZIA ALL'ISTITUTO NAZIONALE DI BIOLOGIA DELLA SELVAGGINA,O AL COMUNE NEL CUI TERRITORIO È AVVENUTO IL FATTO,CHE PROVVEDERÀ AD INFORMARE IL PREDETTO ISTITUTO.



ART.19. ALLEVAMENTI A SCOPO ALIMENTARE O AMATORIALE

LE REGIONI POSSONO REGOLAMENTARE E AUTORIZZARE:

a) GLI ALLEVAMENTI DI UNGULATI,CONIGLI SELVATICI,LEPRI,GALLIFORMI E ANATIDI A SCOPO ALIMENTARE O DI RIPOPOLAMENTO;
b) GLI ALLEVAMENTI DI MAMMIFERI ED UCCELLI APPARTENENTI ALLA FAUNA AUTOCTONA ED ESOTICA,A SCOPO ORNAMENTALE ED AMATORIALE.

I PERMESSI E LE AUTORIZZAZIONI,DI CUI AL COMMA PRECEDENTE,DEVONO ESSERE RILASCIATI A PERSONE NOMINATIVAMENTE INDICATE.

 

REGIONE EMILIA ROMAGNA

Delibera 1519/2003
DIRETTIVE VINCOLANTI CONCERNENTI ALLEVAMENTO DI FAUNA SELVATICA A SCOPO DI RIPOPOLAMENTO, ALIMENTARE, ORNAMENTALE ED AMATORIALE (L.R. 8/94, ART 62, CO. 1, LETT.C).
LA GIUNTA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
Richiamata la Legge 11 febbraio 1992, n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", ed in particolare l'art. 17 commi 1 e 2 a norma dei quali, rispettivamente, le regioni autorizzano, regolamentandolo, l'allevamento di fauna selvatica a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale, e dettano norme per gli allevamenti di cani da caccia, ferme restando le competenze dell'Ente Nazionale per la cinofilia italiana; Richiamata altresì, la L.R. 15 febbraio 1994, n. 8 "Disposizioni per la protezione
della fauna selvatica e per l'esercizio dell'attività venatoria" ed in particolare l'art. 42, comma 1, a norma del quale la Provincia autorizza gli allevamenti di specie appartenenti alla fauna selvatica a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale; Visto, inoltre, l'art. 62, comma 1 lett. c), della sopracitata legge che demanda ad apposito provvedimento amministrativo la determinazione di criteri e norme che regolino le attività di allevamento di fauna selvatica a scopo di ripopolamento, alimentare, ornamentale ed amatoriale; Richiamata la propria deliberazione n. 913 del 7 marzo 1995, così come modificata con successiva deliberazione n. 2414 del 7 ottobre 1996, con la quale sono state emanate "Direttive alle Province in merito all'allevamento di fauna selvatica a scopo di ripopolamento, alimentare ornamentale ed amatoriale; Vista la L.R. 16 febbraio 2000, n. 6 ed in particolare l'art. 47 che, sostituendo
integralmente il citato articolo 62, considera separatamente le tematiche oggetto di direttiva da parte della Regione relativamente all'allevamento, alla vendita e detenzione di uccelli allevati appartenenti alle specie cacciabili e il loro uso come richiami;
Dato atto che, in applicazione del citato art. 47, si provvede con separata deliberazione alla emanazione di nuove direttive in materia di detenzione di uccelli allevati appartenenti alle specie cacciabili e loro uso come richiami;
Considerato che l'esperienza maturata dall'entrata in vigore delle sopracitate Direttive evidenzia l'opportunità di modificare alcune prescrizioni in esse contenute;
Dato atto che sono state espletate le consultazioni previste al comma 1 dell’art. 10 della L.R. n. 8/1994, così come modificata dalla L.R. n. 6/2000;
Vista la LR 26 novembre 2001, n. 43 "Testo unico in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nella Regione Emilia-Romagna", ed in particolare l'art. 37 comma 4;
Richiamate le proprie deliberazioni:
- n. 338 del 22 marzo 2001 concernente la riorganizzazione delle direzioni generali della Giunta regionale e la definizione delle rispettive competenze;
- n. 403 del 27 marzo 2001 concernente l’affidamento dell’incarico di Direttore Generale per l’area Agricoltura;
- n. 447 in data 24 marzo 2003, recante “Indirizzi in ordine alle relazioni organizzative e funzionali tra le strutture e sull’esercizio delle funzioni dirigenziali”, ed in particolare il punto 4.1.1. dell’Allegato;
Dato Atto, pertanto, del parere favorevole di regolarità amministrativa espresso dal Direttore Generale Agricoltura Dr. Dario Manghi in merito alla presente deliberazione, ai sensi dell'art. 37, comma 4, della LR citata L.R. n. 43/2001 e della predetta deliberazione n. 447/2003;
Su proposta dell'Assessore alla Difesa del Suolo e della Costa. Protezione Civile;
A maggioranza dei presenti con il voto contrario dell'Assessore Gianluca Borghi d e l i b e r a
1) di adottare, ai sensi dell'art. 62 della L.R. n. 8/1994 come sostituito dall'art. 47 della L.R. n. 6/2000, nella formulazione allegata al presente atto quale parte integrante e sostanziale, le "Direttive concernenti l'allevamento di fauna selvatica a scopo di ripopolamento, alimentare, ornamentale ed amatoriale (L.R. 8/1994, art. 62, comma 1, lett. c)";
2) di pubblicare la presente deliberazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna;
3) di stabilire che gli effetti del presente atto decorrono dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale e che, pertanto, da tale data cessano di avere applicazione le direttive approvate con deliberazione n. 913 del 7 marzo 1995 e successive modifiche.
ALLEGATO
DIRETTIVE CONCERNENTI L'ALLEVAMENTO DI FAUNA SELVATICA A SCOPO DI RIPOPOLAMENTO, ALIMENTARE, ORNAMENTALE ED AMATORIALE (L.R. 8/1994, art. 62, comma 1, lett. c)
CAPO I
ALLEVAMENTO DI FAUNA SELVATICA
Art.1
Ambito di applicazione
Le presenti direttive si applicano all'allevamento di fauna selvatica autoctona omeoterma rientranti nel campo di applicazione della L. n. 157/1992. Non è consentito l'allevamento di fauna selvatica che non sia nata in cattività o di cui non possa essere dimostrata la legittima provenienza.
Fatta salva la normativa CITES, ai singoli capi di avifauna nati in cattività, marcati con anello numerato e inamovibile, provenienti da allevamenti autorizzati, non si applicano le disposizioni di cui alle presenti direttive.
Art. 2
Tipologia
Gli allevamenti di fauna selvatica sono distinti in 3 categorie a seconda delle finalità perseguite:
1) allevamenti a scopo di ripopolamento o reintroduzione;
2) allevamenti a scopo alimentare;
3) allevamenti a scopo ornamentale o amatoriale.
Art. 3
Costituzione
Fermo restando quanto previsto da altre leggi o disposizioni vigenti in materia di allevamento, coloro che intendono avviare l'attività di cui ai punti 1, 2 e 3 dell'art. 2, sono tenuti presentare alla Provincia di competenza un piano di gestione indicante:
- la/le specie oggetto di allevamento
- le tecniche di allevamento e cattura
- la tipologia e la localizzazione dell'allevamento
- il numero di animali prodotti a regime per specie allevate
- le strutture in dotazione ivi compresa una adeguata recinzione tale da evitare la fuoriuscita degli animali
Qualora l'interessato sia titolare o legale rappresentante di impresa agricola ai sensi dell'art. 2135 del codice civile, iscritto nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio alla sezione speciale agricoltura, ovvero all'Anagrafe delle Aziende Agricole ai sensi della L 77/97 art. 2 comma 3, deve presentare oltre al piano di gestione anche un'autocertificazione attestante il possesso dei suddetti requisiti. In tal caso l'inizio dell'attività non è subordinato a specifica autorizzazione da parte della Provincia.
In assenza del requisito di cui al punto precedente l'inizio dell'attività è subordinato a specifica domanda di autorizzazione alla Provincia che dovrà provvedere entro 60 giorni dalla richiesta; L'autorizzazione ha durata settennale, può essere rinnovata ed è subordinata, a pena di decadenza, all'osservanza degli adempimenti indicati nell'autorizzazione.
La domanda di rinnovo deve essere presentata almeno sei mesi prima della scadenza.
Le Aziende Venatorie, previa segnalazione alla Provincia competente, possono detenere e allevare fauna selvatica per lo svolgimento delle attività proprie dell'Azienda stessa.
Art. 4
Anagrafe degli allevamenti
Presso ogni Provincia è istituita un'anagrafe degli allevamenti. La Provincia assegna ad ogni allevamento una sigla corrispondente alle finalità perseguite (R =ripopolamento A = alimentare, O = ornamentale e amatoriale) e un numero di matricola. Entro il 31 dicembre di ogni anno la Provincia trasmette alla Regione l'elenco degli allevamenti esistenti nel territorio di competenza, indicando:
- denominazione
- tipologia
- specie allevate
- n° riproduttori per specie
- n° capi prodotti per specie
- n° capi acquisiti
- n° capi ceduti
Art. 5
Registrazione dell'attività di allevamento e marcatura dei capi allevati
Ogni allevamento deve essere dotato di un registro nel quale viene annotata l'attività svolta.
In tale registro, vidimato dalla Provincia, devono essere effettuate, per ciascuna specie oggetto di allevamento, le seguenti annotazioni riportando - per ogni annotazione - la data in cui l'evento si è verificato:
- n. dei riproduttori suddivisi per sesso
- n. dei nati
- n. degli acquisiti e dati del venditore
- n. dei ceduti e dati dell'acquirente
- n. dei morti
- eventi patologici significativi
- controlli sanitari e amministrativi
Le registrazioni devono avvenire entro 48 ore dal momento in cui si sono verificate.
Nel caso gli eventi sopra descritti riguardino capi appartenenti alle specie di cui al successivo punto 2., occorre riportare anche la numerazione individuale dei capi.
Copia del registro di allevamento deve pervenire alla Provincia entro il 31 ottobre di ogni anno.
Il titolare dell'allevamento è tenuto altresì a conservare la documentazione che attesti l'origine lecita di tutti i soggetti acquisiti.
Al personale addetto alla vigilanza deve essere consentito, in ogni momento il controllo delle operazioni e dell'attività svolta, delle strutture, della documentazione e degli animali.
Devono essere marcati con apposito contrassegno individuale numerato i capi presenti in allevamento che:
- appartengano a specie non incluse nell'elenco delle specie cacciabili di cui all'art. 18, comma 1°, della L. n. 157/1992;
- appartengano a specie utilizzabili quali richiami nell'esercizio dell'attività venatoria da appostamento;
- appartengano alle specie cervo, daino, capriolo, muflone, cinghiale.
Detto contrassegno, rappresentato da marchi auricolari o, in caso di avifauna, da anelli inamovibili di diametro adeguato alla specie secondo le indicazioni dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e riportato sull'autorizzazione, deve avere le seguenti caratteristiche:
- qualora il soggetto sia nato presso l'allevamento stesso sul contrassegno devono essere riportate la sigla della Provincia di appartenenza, la tipologia dell'allevamento, il numero di matricola dell'allevamento e un numero progressivo assegnato al soggetto stesso. Detto contrassegno deve essere apposto non appena l'età e le dimensioni dell'animale lo consentano, e
comunque entro il termine fissato nell'autorizzazione. Se l'allevatore è iscritto alla Federazione Ornicoltori Italiani (FOI) o ad altra Associazione legalmente riconosciuta, l'anello inamovibile, purchè numerato, rispondente alle dimensioni previste dall'INFS e apposto nei tempi previsti dal provvedimento autorizzativo, può corrispondere a quello previsto dall'Associazione stessa;
- qualora il soggetto detenuto appartenga a specie sottoposte alla normativa CITES questo dovrà sottostare alle specifiche prescrizioni previste dalla normativa stessa.
E' vietata la detenzione di soggetti di cui al punto 2. non marcati secondo le indicazioni previste dal presente regolamento e dei quali non si possa documentare la provenienza da allevamento autorizzato.
Art. 6
Controllo sanitario
L'allevamento di fauna selvatica deve sottostare alle norme sanitarie vigenti in materia.
Gli allevamenti di ungulati selvatici devono essere dotati di struttura (mandriolo) per la cattura dei capi.
Art. 7
Cessione degli animali
L'allevatore è tenuto ad annotare la cessione dei soggetti presenti in allevamento e il nominativo del destinatario della cessione sul registro di cui all'art.5. L'allevatore è tenuto inoltre a rilasciare al destinatario una ricevuta-certificato di provenienza in cui sia riportato il proprio il nominativo e numero di matricola nonché il numero e le caratteristiche dei capi ceduti e gli eventuali contrassegni di cui all'art. 5 punto 2.
Art. 8
Allevamenti con fini di ripopolamento e/o di reintroduzione.
Gli allevamenti di fauna selvatica con fini di ripopolamento e/o reintroduzione sono destinati alla produzione di specie autoctone mantenute in purezza.
La struttura dell'impianto e le tecniche di allevamento e di ambientamento devono garantire il mantenimento della rusticità e delle caratteristiche comportamentali della specie allevata.
Il carico massimo consentito per le specie di fauna stanziale più comunemente allevata sono i seguenti:
Fasianidi:
- da 1 a 30 gg: da 0,02 - a 0,50 mq/capo in gabbia o a terra;
- da 30 a 70 gg ed oltre:da 0,50 - a 2,00 mq/capo in voliera;
Lepri qualora in recinto: 100 mq/capo Cervidi e Bovidi: 5000 mq/capo
I capi allevati devono essere prelevati con i normali mezzi di cattura previsti per le diverse specie.
Il prelievo con i mezzi di cui all'art. 13 della legge 157/92, è consentito per esigenze di carattere strettamente sanitario e previo apposito provvedimento dell'autorità sanitaria.
E' vietato l'allevamento del cinghiale a fini di ripopolamento.
Art. 9
Allevamenti con fini alimentari
Gli allevamenti di fauna selvatica a scopo alimentare devono operare nel rispetto delle norme sanitarie vigenti in materia.
Gli esemplari prodotti possono essere ceduti unicamente:
- a centri di macellazione riconosciuti ai sensi della normativa vigente;
- ad altro analogo allevamento autorizzato.
Fanno eccezione gli esemplari appartenenti alla specie cinghiale che, opportunamente marcati, possono essere ceduti anche ad Aziende Agri-Turistico-Venatorie ove ne viene praticata la caccia in aree recintate e ai campi recintati destinati all'addestramento di cani da seguita al cinghiale.
A fine alimentare non è consentito l'allevamento di individui appartenenti a specie non incluse nell'elenco delle specie cacciabili di cui all'art. 18, comma 1°, della L. n.157/1992.
Art. 10
Allevamenti con fini ornamentali ed amatoriali
Negli allevamenti di fauna selvatica a fini ornamentali ed amatoriali è consentita la detenzione di un numero massimo di riproduttori per singola specie riferibile a 16 esemplari per gli uccelli e 10 esemplari per i mammiferi. Nel caso di ungulati selavatici il numero massimo di riproduttori per specie è di 4 esemplari.
A tal fine non è consentito l'allevamento del cinghiale.
Oltre che per le finalità specifiche dell'allevamento ornamentale ed amatoriale, i soggetti allevati, se appartenenti alle specie previste dalla normativa vigente, ovverosia allodola, cesena, tordo sassello, tordo bottaccio, storno, merlo, passero, passera mattugia, pavoncella, colombaccio e germano reale, possono essere utilizzati come richiami vivi.
Per l'allevamento di tali specie non vige alcun limite di riproduttori detenibili.
Limitatamente alla prima costituzione del parco riproduttori, agli allevatori che ne facciano richiesta e che siano in possesso delle strutture idonee alla riproduzione della specie oggetto di allevamento, le Province possono cedere una quota parte del loro catturato in numero non maggiore di 10 riproduttori per ciascuna specie.
A tal fine le Province individuano un impianto di cattura già operante sul relativo territorio. Qualora la Provincia competente per territorio non disponga di detto impianto gli allevatori interessati possono rivolgersi ad altra Provincia.
I richiami di cattura utilizzati per la riproduzione devono essere muniti di un anello inamovibile chiuso di colore rosso che deve essere apposto dal responsabile dell'impianto previa sostituzione dell'anello inamovibile precedentemente apposto nelle consuete operazioni di cattura. Detta sostituzione deve essere riportata nell'apposito registro di cui alle vigenti "Direttive per la cattura di uccelli da utilizzare a scopo di richiamo.
Per consentire la riproduzione dei soggetti provenienti dalla cattura ogni coppia deve disporre di una voliera, idonea dal punto di vista strutturale, di almeno metri 2x2x2.
L'inanellamento dei nidiacei deve essere effettuato entro il decimo giorno di vita dei "pullus" con anello inamovibile chiuso.
Nelle manifestazioni ornitologiche possono essere esposti esclusivamente uccelli regolarmente inanellati secondo le indicazioni previste dal presente regolamento.
A dette manifestazioni possono partecipare anche espositori foranei purché debitamente autorizzati da parte delle Autorità del luogo di origine.
CAPO II
ALLEVAMENTO DEI CANI DA CACCIA
Art. 11
Autorizzazione
Gli allevamenti di cani da caccia, ferme restando le competenze dell'ENCI per le attività che attengono alla selezione, e le previste autorizzazioni del Comune di competenza sono soggetti ad autorizzazione della Provincia, rilasciata entro il termine di 60 giorni dalla richiesta.
Gli allevatori e i detentori di cani a scopo di commercio, ferme restando le disposizioni della L.R. 41/94, hanno l'obbligo di tenere un apposito registro dove vengono riportati i dati degli animali allevati, il relativo codice di identificazione e i controlli sanitari eseguiti.

 

REGIONE CAMPANIA

LEGGE REGIONALE N. 8 DEL 10-04-1996
REGIONE CAMPANIA
" Norme per la protezione della fauna selvatica e
disciplina dell' attività venatoria in Campania"
Fonte: BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE CAMPANIA
N. 22
del 19 aprile 1996
Il Consiglio Regionale ha approvato.
Il Commissario del Governo ha apposto
il visto.
Il Presidente della Giunta Regionale
promulga la seguente legge:
ARTICOLO 14
Allevamenti privati
1. Gli allevamenti privati di specie cacciabili possono essere a scopo di ripopolamento, alimentare, amatoriale,ornamentale o per la cessione quali richiami vivi per la caccia da appostamento. Inoltre possono essere allo stato naturale o di tipo intensivo:
a) Centri privati di produzione della selvaggina allo stato naturale a scopo di ripopolamento o alimentare. La Giunta Regionale, con decreto del Presidente, sentito il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale può autorizzare l' istituzione di centri privati di produzione della selvaggina allo stato naturale con esclusione nell' impianto di qualsiasi attività venatoria. Nel caso in cui l' allevamento sia gestito da impresa agricola singola, consortile o cooperativa,
con una superficie minima di 150 ettari in zone riconosciute svantaggiate ai fini dell' agricoltura, con il decreto di concessione, è possibile consentire al titolare ed a persone dallo stesso incaricate, nel rispetto delle norme della presente legge e della legge 11 febbraio 1992, n. 157, il prelievo di mammiferi ed uccelli in stato di cattività con i mezzi di cui al successivo articolo 20. La concessione è subordinata al pagamento di una tassa di concessione regionale
annuale di L. 539.000 ed alla osservanza di un apposito disciplinare contenente le modalità di esercizio dell' attività che sarà emanato, con il decreto di concessione, dal Presidente della Giunta Regionale. La selvaggina prodotta potrà essere venduta previa autorizzazione del Presidente dell' mministrazione Provinciale che può esercitare il diritto di prelazione al prezzo corrente di mercato.
L' inosservanza del disciplinare comporta l' immediata revoca della concessione;
b) Centri privati di produzione della selvaggina a scopo ripopolamento di tipo intensivo. I centri sono autorizzati con decreto del Presidente della Giunta Regionale, assentito il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale, previa approvazione del progetto di impianto da parte dell' INFS. I centri sono soggetti ad una tassa di concessione regionale annuale di L. 539.000. Il mancato pagamento comporta la revoca della concessione;
c) I Centri privati di allevamento a scopo alimentare, amatoriale o ornamentale sono a carattere familiare o industriale:
1) Allevamenti di ungulati, conigli selvatici, lepri,galliformi e anatidi a scopo alimentare, a carattere familiare.
Fanno parte di questa categoria gli allevamenti che presentano le seguenti caratteristiche:
- cinghiali per un numero complessivo non superiore a 5 capi. Per il conteggio del numero dei capi non vengono considerati i soggetti nati nell' anno;
- conigli selvatici non più di 70 capi, non vengono considerati i soggetti di età inferiore a 60 gg;
- fagiani non più di 50 capi
- lepri non più di 10 capi non considerando nel numero i soggetti fino a tre mesi;
- quaglie non più di 100 capi;
- germano reale non più di 25 capi.
L' autorizzazione viene rilasciata dall' Assessore Regionale competente a persona nominativamente indicata;
2) Allevamenti a scopo alimentare e amatoriale che rivestono carattere industriale. Rientrano nella suddetta categoria gli allevamenti che prevedono un numero di capi superiore a quello massimo previsto per gli allevamenti di cui al precedente punto 1. L' autorizzazione viene rilasciata dalla Giunta Regionale previa presentazione da parte dell' interessato, al Settore Foreste Caccia e Pesca, di istanza corredata della seguente documentazione:
- titolo di possesso del fondo da utilizzare per l' allevamento con allegato estratto di mappa;
- dettagliata relazione tecnico - economica;
- grafici delle strutture dell' allevamento da realizzare vistati dall' Ufficio sanitario competente per Comune e relativo computo metrico estimativo;
- licenza edilizia ove le strutture da realizzare lo richiedano.
L' autorizzazione di cui al presente punto è soggetta a tassa di concessione regionale di importo pari alla tassa di cui al comma 1 lett b) del presente articolo.
3) Allevamenti a scopo ornamentale o amatoriale di fauna autoctona od esotica;
A) - La Giunta Regionale, con atto deliberativo, autorizza gli allevamenti di mammiferi ed uccelli appartenenti alla fauna autoctona od esotica a scopo ornamentale ed amatoriale;
B) I permessi ed autorizzazioni di cui al punto precedente vengono rilasciati a persone nominativamente indicate;
C) Le attività amatoriali di ornicultura e relative alla nidificazione ed all' allevamento in cattività , nonchè alla creazione di ibridi, possono essere svolte esclusivamente con i soggetti appartenenti alle famiglie dei fringillidi, dei passeridi, degli emberizidi e dei fasianidi;
D) Le autorizzazioni di cui al punto C) sono rilasciate dal Presidente dell' Amministrazione Provinciale competente;
E) I soggetti ottenuti dagli allevamenti debbono essere muniti di anelli inamovibili riportanti l' anno di nascita, il numero progressivo del soggetto e la matricola dell' allevatore;
F) L' allevatore è tenuto, altresì , a denunciare alla Provincia, entro il mese di dicembre di ogni anno, i soggetti nati nel proprio allevamento nel corso dell' anno indicando i dati riportati sui singoli anelli dei soggetti; è inoltre tenuto a compilare un registro personale dove devono essere indicati tutti i soggetti presenti nell' allevamento. Eventuali nuovi acquisti o scambi devono essere denunciati entro tre giorni all' Amministrazione Provinciale;
G) In occasione della prima denuncia gli allevatori sono tenuti ad indicare i numeri degli anelli apposti ai soggetti in loro possesso alla data dell' entrata in vigore della presente legge;
H) Le Amministrazioni Provinciali istituiranno un registro contenente i dati di ogni allevatore autorizzato;
I) Le Amministrazioni Provinciali autorizzeranno le manifestazioni ornitologiche nelle quali potranno essere esposti eclusivamente soggetti compresi nelle denunce di cui ai commi precedenti.
4) La mancata osservanza delle norme di cui alla presente lett c) comporta le sanzioni stabilite dal successivo articolo 32 comma 1 lett c) e l' immediata revoca dell'autorizzazione.
2. Ai titolari dei centri di cui alle lettere a) e b) possono essere concessi contributi fino al 30% della spesa, elevabile al 50% nei territori montani o ad agricoltura svantaggiata, per l' acquisto di riproduttori, attrezzature e per la realizzazione dell' impianto. All' approvazione dei progetti ed alla concessione del contributi provvede la Giunta regionale con proprie deliberazioni. Alla liquidazione del contributo ed al pagamento si provvede con Decreto del
Presidente della Giunta regionale previo accertamento di regolare esecuzione degli stati di avanzamento e dello stato finale effettuato da personale del Settore Foreste Caccia e Pesca regionale, ai sensi della legge regionale 31 ottobre 1978, n. 51.

 

REGIONE CALABRIA

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE
28 settembre 2007, n. 627

PARTE 4^
DETENZIONE ED ALLEVAMENTO A SCOPO AMATORIALE E ORNAMENTALE Dl FORMA
ORNITICA SELVATICA NON OGGETTO DI CACCIA.

Art. 11
Ambito di applicazione

1. La detenzione e l’allevamento a scopo amatoriale e ornamentale di specie appartenenti alla fauna ornitica selvatica non oggetto di caccia, disposti dall’art. 9, comma l della legge regionale n. 9/96 vengono autorizzati a condizione che gli uccelli abbiano provenienza lecita e origine documentata.

Art. 12
Documentazione

1. Al fini della dimostrazione della provenienza lecita e dell’origine documentata dai soggetti presenti in allevamento e/o detenuti, in caso di acquisto, fanno fede la fattura o la ricevuta fiscale con descrizione delle specie ornitiche, corredate da fotocopia del documento originale che legittima il possesso dei soggetti da parte del venditore. Il documento può essere rappresentato dalla autorizzazione rilasciata dalla Amministrazione provinciale competente per territorio o da documento equivalente e dalla documentazione ufficiale accompagnataria per i soggetti importati dall’estero.
2. Nel caso di cessione di soggetti senza scopo di lucro, considerato che la cessione non é soggetta all’ammissione di documento fiscale può essere ritenuta valida una specifica dichiarazione scritta con assunzione di responsabilità da parte del cedente, corredata dalla documentazione che ha consentito al cedente stesso di detenere i soggetti che s’intendono trasferire ad altre persone.

Art. 13
Procedure e adempimenti

1. Le persone interessate alla detenzione e allevamento di specie ornitiche di fauna selvatica non oggetto di caccia devono inoltrare istanza all’Amministrazione provinciale competente per territorio. La richiesta deve contenere anche l’indirizzo della sede d’allevamento, l’elenco delle specie da detenere e allevare e per ogni soggetto l’indicazione dei codici riportati sull’anello inamovibile fornito dall’ente che autorizza la detenzione.
2. Per gli iscritti alla Federazione Ornicoltori Italiani (FOI) valgono le informazioni contenute sugli anelli inamovibili forniti dalla FOI stessa.
3. Gli esemplari appartenenti alle specie riportate nel Regolamento CEE n. 3626/82 e successive modifiche per i quali la normativa nazionale ha previsto l’obbligo di denuncia, devono essere previsti di regolari certificati CITES.
4. In caso di parere favorevole, che deve essere rilasciato dall’ente provinciale entro trenta giorni dalla richiesta, la persona interessata dovrà sottoporre a vidimazione il registro nel quale sono elencati i soggetti da detenere con i relativi codici.
5. La timbratura e la vidimazione del registro viene effettuata presso il competente Ufficio dell’Amministrazione provinciale.
6. La vidimazione del registro deve essere effettuata una volta non oltre il 31 dicembre di ogni anno.
7. L’allevatore e’ obbligato ad annotare nel registro i trasferimenti e le immissioni dei soggetti indicando il nominativo della persona che trasferisce o riceve i soggetti stessi entro 15 giorni ed entro 45 giorni per i soggetti nati nel proprio allevamento con i relativi dati contenuti nell’anello inamovibili.
8. L’allevatore è obbligato a registrare anche i soggetti deceduti con l’indicazione dei relativi codici.
9. Tutte le operazioni di registrazione devono avvenire entro e non oltre la scadenza del 31 dicembre, comunque prima della vidimazione annuale del registro .
10. Gli allevatori sono assoggettati a controlli periodici da parte degli organismi di polizia o dai funzionari delle Amministrazioni provinciali competenti per territorio.
11. Gli allevatori devono facilitare l’accesso nell’allevamento ai controllori che espletano le verifiche.
12. Coloro i quali alla data di entrata in vigore del presente Regolamento detengono uccelli rientranti nella categoria indicata all’art. 11 del Regolamento stesso, al fine di ottenere l’autorizzazione sono tenuti ad inoltrare istanza all’Amministrazione provinciale competente per territorio entro trenta giorni della data di pubblicazione del Regolamento .

Art. 14
Specie ammesse

1. E`consentita la detenzione di un massimo di ottanta esemplari per allevatore delle seguenti specie detenibili: Cardellino (Carduelis Carduelis), Ciuffolotto (Pymila pyrmila), Fanello (Acanthis cannabina),Fringuello (Fringilla coelebs), Lucherino (Carduelis spinus), Organetto (Cerduelis flammea), Ortolano (Emberiza hortulana), Peppola (Fringilla montifringilla), Verdone (Carduelis cloris), Verzellino (Serinus serinus), Zigolo Giallo (Emberiza citrinella), Zigolo Nero (Emberiza cirlus), Zigolo Minore(Emberiza pupilla), Zigolo Muciatto (Emberiza cia);

Art. 15
Obblighi

1. L’allevatore è obbligato a garantire agli uccelli in detenzione e in allevamento le migliori condizioni di vivibilità riguardo non solo alla funzionalità delle strutture che li ospitano ma anche alla conduzione sotto l’aspetto alimentare, igienico e sanitario tenendo conto delle esigenze specifiche di ogni singolo soggetto.

Art. 16
Partecipazione a mostre e manifestazioni

1. Nelle manifestazioni ornitologiche o altre manifestazioni di uguale natura possono essere esposti esclusivamente uccelli inanellati discendenti da soggetti d’allevamento debitamente autorizzati alla detenzione.
2. All’atto dell’ingabbio gli espositori devono esibire ai responsabili delle manifestazioni la documentazione attestante l’autorizzazione alla detenzione e all’allevamento.
3. Allo scopo di prevenire abusi ed illeciti che possano provocare ripercussioni negative sul patrimonio faunistico è vietano l’ingabbio di uccelli sforniti di documentazione probatoria anche se provenienti da Regioni o stati nei quali non si prevedono o non siano ancora previsti sufficienti strumenti di controllo in materia.

Art. 17
Categorie escluse dalla normativa

1. Gli uccelli ibridi e mutati nel caso in cui fenotipicamente distinguibili dalle specie selvatiche, sono assoggettati alle disposizioni del presente regolamento
2. Questi uccelli non devono in alcun caso essere liberati in natura.

"Questa legge, e' stata modificata da poco, ed invece di portare migliorie, ha portato ancora piu' confusione, difatti, in Calabria da quest' anno, devono essere registrati ed autorizzati, Ibridi e Mutati che con la precedente legge, non dovevono essere dichiarati, e cosa ancora piu'strana, e che non si puo' superare la detenzione di 80 esemplari tra ancestrali, ibridi e mutati."