Sabato 20 Ottobre 2018

coppia di canarini

Il nuovo anno ripropone il consueto appuntamento con la tanto sospirata ed attesa riproduzione dei nostri beniamini alati. Fase topica di tutto l'intero ciclo produttivo ornitocolturale. Fatidica "prova della verita'" circa il valore reale del nostro ceppo! Una buona riproduzione, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo, sara' indice di uno stock di riproduttori di pregio. Anche se il cosiddetto "management", cioe' la tecnica di conduzione dell'aviario, puo' influenzare non poco la performance riproduttiva dei nostri razzatori.

In questo periodo, allorche' ci si accinge a preparare cestini da cova, sfilacce, bambagia da imbottitura e le tradizionali - sempre "magiche" - uova finte di plastica, a molti canaricoltori si riproporra' il dilemma di sempre: assortire coppie fisse, o utilizzare i migliori maschi razzatori con più femmine? Vediamo allora di analizzare la questione, cercando di coglierne i vari aspetti. E' a tutti noto che la capacita' procreatrice del maschio e', sotto l'aspetto quantitativo, maggiore di quella di una qualsiasi femmina. Cio' non solo nei mammiferi, ma pure negli uccelli non strettamente monogami come il nostro canarino.
In campo zootecnico si sfrutta questa naturale prerogativa del maschio, praticando il miglioramento genetico del bestiame da reddito soprattutto per via maschile. Accoppiando cioe' maschi valenti razzatori con piu' femmine - anche mediante il ricorso alla fecondazione artificiale - cosi' da ottenere, in un ristretto arco temporale, molti discendenti del riproduttore di rango. Accelerando la penetranza dei caratteri genetici desiderati, in una circoscritta popolazione animale (razza/ceppo). Cio' ha erroneamente fatto ritenere - da parte dei meno esperti di zoocolture - che il maschio fosse dominante nella trasmissione dei caratteri ereditari di pregio, a differenza della femmina. Questo concetto e' fondato, solo se riferito alla quantita' di miglioramento genetico ottenibile per via maschile, accoppiando un ottimo razzatore a piu' fattrici.

Tuttavia per produrre progenie di valore, la scelta della femmina e' importante quanto quella del maschio. Non dimentichiamo infatti che lo zigote: prima cellula somatica del nuovo individuo e' prodotto dalla fusione dei gameti maschile e femminile, con il loro rispettivo corredo genetico aploide. Il maschio puo' decisamente "accelerare" il lavoro selettivo dell'allevatore, allorche' detentore di un geno-morfo-fenotipo molto valido, attraverso il suo ripetuto accoppiamento durante una stagione riproduttiva a piu' femmine. Mentre la nostra canarina, nello stesso periodo, potra' contare solo su un limitato numero di uova da essa deposte, per trasmettere il proprio patrimonio di geni alla discendenza. Tutto qui, sono diversi tra i sessi i valori quantitativi dell'attivita' di miglioramento genetico, a parita' di potenzialità qualitative!
 
canarini di colore rosso mosaico
Allora: coppia fissa o maschio volante? Ci sono vantaggi e svantaggi per entrambi i sistemi riproduttivi. La coppia fissa riduce il lavoro dell'allevatore nella gestione della fase riproduttiva dell'aviario. Con questo metodo non si dovranno ripetutamente spostare i maschi, di gabbia in gabbia, nel corso della giornata e svanira' l'incognita circa lo svezzamento dei pulli, che si pone quando la nutrice e' in procinto di una nuova nidificazione ed ancora i suoi novelli non sono totalmente autonomi.

Notoriamente i nidiacei di canarino delle razze leggere possono considerarsi svezzati intorno ai trenta giorni d'eta'; poco piu' tardi gli allievi di razze pesanti. Mamma canarina invece, allorche' i suoi piccoli avranno all'incirca quindici giorni di vita, sotto l'effetto della particolare congiuntura ormonale di questo periodo, inizia ad avvertire lo stimolo di una nuova nidificazione. L'imminenza di un'ulteriore ovulazione la predispone spesso a trascurare i figli invocanti l'imbeccata, per impegnarla nella costruzione di un nuovo nido. Ricorrentemente essa spiuma i piccoli, avida di soffice piumino per costruire il nido.

Secondo la mia datata personale esperienza, la coppia fissa garantisce la deposizione di piu' uova "gallate" e lo svezzamento di un maggior numero di novelli. Il maschio "monogamo" offre infatti il vantaggio di poter attendere allo svezzamento della nidiata, quando la sua partner sara' in procinto di una nuova deposizione.


Praticando il metodo della coppia stabile, in questa delicata fase della riproduzione dei canarini, e' sufficiente suddividere la gabbia da cova in due scomparti - con l'apposito tramezzo in grigliato metallico - collocandovi da una parte i giovani in fase di svezzamento e dall'altra la coppia prossima ad un'ulteriore covata. La femmina si occupera' quasi interamente del nuovo nido, mentre il maschio si dividera' equamente tra doveri coniugali ed assistenza alimentare agli allievi imploranti l'imbeccata, provvedendo a nutrirli attraverso la griglia separatrice, sino a completo svezzamento. Inoltre, con questo sistema d'allevamento si ottiene il vantaggio di limitare lo sfruttamento dei maschi razzatori.


Se, viceversa, si disponesse di un numero limitato di riproduttori molto selezionati e si desiderasse sfruttarne al massimo la capacita' riproduttiva, si potra' optare per il maschio cosiddetto "volante", con le seguenti accortezze. Si disporranno le canarine da riproduzione, una per gabbia. Appena queste avranno iniziato ad edificare il nido, si introdurra' il maschio prescelto, preferibilmente nel tardo pomeriggio, consentendogli di pernottare con la partner e provvedendo a ritirarlo il giorno successivo, di primo mattino. Questa operazione verra' quotidianamente ripetuta sino alla deposizione del 3°/4° uovo.

Nella successiva fase di avvio dell'incubazione delle uova, si potrebbe adottare un semplice stratagemma, capace di garantirci una migliore riuscita della covata. Separata la gabbia con il consueto tramezzo metallico, si provera' ad introdurre al 2°/3° giorno di cova, nel vano opposto a quello che ospita il nido, un maschio "balio", destinato cioe' al semplice ruolo di "allevatore" della futura nidiata. Non appena introdotto il "balio", ci si dovra' sincerare che la femmina intenta alla cova non dimostri intolleranza alla sua presenza, sentendosi minacciata ed abbandonando il nido, per scendere sul fondo della gabbia a controllare timorosa la nuova situazione. Se questo dovesse accadere, ma la femmina ritornasse presto a covare tranquilla, senza effettuare ulteriori sortite esplorative, allora e' segno che l'espediente potra' funzionare! Il canarino "balio" tuttavia restera' rigorosamente separato dalla canarina, sino al compimento della schiusa delle uova.

Dopo il lieto evento riuniremo i due piccoli conviventi piumati, i quali coopereranno nell'assistenza alla nidiata. Intorno al tredicesimo/quindicesimo giorno di vita dei novelli, isoleremo in altra gabbia i giovani con il papa' adottivo, lasciando libera la femmina con un nuovo nido da preparare. A questo punto, quando essa avra' iniziato ad imbottire il cestino da cova, torneremo a riunirla giornalmente al razzatore, con le modalita' predette, in attesa di una nuova deposizione.

Pulcini di canarino
E' molto importante non attardarsi a separare il canarino "balio", pena l'indesiderata fecondazione della fattrice, da parte di un soggetto decisamente privo del proverbiale "physique du role". Non appena la canarina avra' ultimato la deposizione ed il maschio da balia divezzato la precedente figliolanza, potremo riunire i due fringillidi domestici, sempre pero' prudentemente con interposizione della grata-divisorio, per scongiurare il verificarsi di perigliose dispute tra gli uccellini, occupanti lo stesso contenitore per mera esigenza di mutuo soccorso.

Se tuttavia la chioccia non dovesse accettare - in qualsiasi fase del ciclo riproduttivo - la presenza del secondo maschio, introdotto dopo la permanenza del razzatore, sara' meglio rinunziare a detto "giochino d'astuzia", pena una irreparabile turbativa della fase riproduttiva.

Nel corso del primo anno di servizio riproduttivo il razzatore non dovra' essere accoppiato a piu' di tre femmine, meglio se solo due. Per evitare il suo sfruttamento eccessivo che, oltre ad essere causa della deposizione di molte uova infeconde - in particolare nelle ultime covate - potrebbe irreparabilmente minare la salute fisica del nostro beniamino alato. Nel secondo/terzo anno di attivita' riproduttiva, si potra' ragionevolmente elevare il numero delle sue "concubine" portandolo a quattro, massimo cinque per canarini di razza rustica e fisico vigoroso, a patto che gli accoppiamenti promiscui non siano troppo ravvicinati.


Un'ultima importante raccomandazione: se si privilegia il sistema riproduttivo poligamico, non si dovra' mai lasciare il razzatore permanentemente con la chioccia gia' intenta alla cova. Altrimenti successive ravvicinate copule con altre canarine, potrebbero non essere efficaci. Il canarino infatti godrebbe di una fertilita' influenzata dal ciclo sessuale della femmina con la quale fa coppia fissa. In altri termini: ripetute esperienze inducono a ritenere che la fertilita' del maschio fringillide, possa essere influenzata dalle fasi del ciclo riproduttivo della femmina, con un netto declino della virilita' maschile durante l'incubazione delle uova da parte della partner. E' scientificamente acclarato che l'asse ipotalamo-ipofisi - inequivocabilmente coinvolto sotto l'aspetto ormonale nella regolazione dell'attivita' delle gonadi - soggiace a differenti stimoli e percezioni ambientali di tipo sensoriale. Il pattern etologico-comportamentale della femmina intenta alla cova, avrebbe effetti inibenti l'appetito sessuale del maschio ad essa permanentemente unito, ponendolo in una sorta di transitorio "sopore sessuale".

Se questo importante accorgimento predisposto da Madre Natura - con tutta probabilita' da addebitare ai livelli sierici dell' ormone Prolattina - e' ordinariamente finalizzato ad assicurare alle chiocce la meritata tranquillita' di coppia durante l'incubazione delle uova, certamente e' di grosso svantaggio per un razzatore che debba, in rapida successione, fecondare altre canarine. Motivo per cui sara' tassativo ricollocare il riproduttore nella sua gabbietta da "single" dopo i servizi sessuali, qualora venisse utilizzato per fecondare piu' canarine.

L'alimentazione del razzatore "stallone" dovra' essere particolarmente curata. Semplice, sostanziosa, mai eccessivamente ingrassante e riscaldante. Una buona integrazione vitaminico-minerale (con apporti in specie di vitamine liposolubili e selenio) contribuira' a mantenerlo in ottima forma amorosa. A tutti buone cove!



Testo: Francesco Chieppa - Campione Mondiale e Pluricampione Italiano 
Foto: Loris Berardi - Anna Rampazzo - Rete Internet